Dalle Lettere – Ad Antonio Maria Cervi – Pasturo, 13 luglio 1929
Cervi caro, voglio dedicare a lei questa prima sera che passo nel mio brutto, dolce paese. Che cosa è un ritorno? Una cosa che, per qualche ora, scioglie i groppi duri che separano l’oggi dall’ieri e fonde il passato e il presente con sicurezza fresca, dove il male non ha luogo. La mia anima di oggi, la mia anima dell’anno passato, si sono ritrovate senz’urto e restano ancora abbracciate, stasera, in questo mio studio strano, fatto di mobili vecchi, accattati un po’ dappertutto; lo zoccolo di legno,...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Lucia Bozzi – Sorrento, 30 marzo 1929
[…] un momento solo di silenzio ricordo, tra i balzi inquieti del vento: a Mergellina, presso il parapetto del lungo mare, dinnanzi al golfo che si sbiancava nelle brume scialbe, sotto un cielo pieno di ditate rosa. E stamattina, su di un balcone del castello di S. Martino, con uno strapiombo, sotto, di cinquanta metri e tutta Napoli, galleggiante nell’azzurro, che ci mandava un dondolio discorde di campane… […]
Leggi tuttoDalle Lettere – Alla nonna Nena – Pasturo, 21 agosto 1928
[…] Io ho preferito rimanere a casa; ho un gran bisogno di calma e di raccoglimento: non so se la zia Luisa ti abbia detto che dispiacerone mi sia capitato addosso, d’improvviso, qualche settimana fa. Non te lo vorrei neppure raccontare, perché sono sicura che immantinente tu mi cominci a fare l’olio, e allora gli occhiali ti si appannano e ti scivolano sul naso; ma sono ancora tanto triste e non ho altro sfogo che raccontare il mio dolore a chi lo sa capire; che parlare di quello che è stato, di quello che è, di quello che...
Leggi tuttoDalle Lettere – Alla nonna Nena – Pasturo, 31 luglio 1928
[…] Io ho ripreso qui a studiare un po’ per conto mio: traduco specialmente dal greco, per familiarizzarmi un po’ con questo terribile osso duro; adesso, se non altro, mi è venuto a piacere molto: indizio, credo, che faccio dei progressi. Spessissimo ho la gioia di vedermi ricordata dal Professor Cervi, che ha poi la pazienza di chiarirmi per iscritto tutte le difficoltà che incontro nello studio, e che mi manda in dono sino a qui molti bellissimi libri. Così le buone letture non mi mancano. Ritiro anche, sempre con le schede...
Leggi tuttoDai Diari – [1938]
“Ieri, sull’argine del Ticino, dove il fiume fa un’enorme ansa e la corrente si attorce in gorghi azzurrissimi, e ha subbugli, scrosci, rigurgiti improvvisi e minacciosi, sono rimasta per un’ora sulla riva in faccia al sole che tramontava, a chiacchierare con un guardiacaccia che fu al servizio del mio nonno e si ricorda della mia mamma e delle mie zie bambine. Ebbene: era un senso strano pensare che tutta questa smisurata terra, i campi coltivati da Motta a Bereguardo, e i boschi della riva, dal lido di Motta fin giù...
Leggi tuttoDai Diari – 10 settembre 1937
“L’angelo è tornato ieri sera. Abbiamo percorso insieme la strada nuova, fino al cimitero. Dai monti minacciavano nuvole di temporale. I contadini uscivano dalle cascine con grandi tele di sacco per coprire i mucchi di fieno e difenderli dalla pioggia. La Chiesa del cimitero è proprio in disordine: quando potrò disporre del mio denaro lascerò qualche cosa perché l’aggiustino. Sono rimasta molto tempo con la testa appoggiata alle sbarre del cancello. Ho visto un pezzo di prato libero che mi piace. Vorrei che mi portassero...
Leggi tuttoDai Diari – S. Silvestro 1936 – 1 gennaio 1937
[…] “E come sei rinata? Non sono ancora rinata.” […]
Leggi tuttoDai Diari – 17 ottobre 1935
Adesso tornerai a scrivere poesie. Dici, parli, ma ha ragione Tonio Kröger. Impara a vivere sola – dentro di te. Costruisciti. Qui, o si muore o si comincia una tremenda vita. Io non devo morire, perché la mamma, sentendo il tonfo del mio corpo sulla terrazza del piano terreno, griderebbe ‘cosa c’è’, si affaccerebbe e la porterebbero morta anche lei nel suo letto. Io sono una donna, ma devo essere più forte del povero Manzi che si è ammazzato per una ragione uguale alla mia. Io lavorerò, Flaubert m’insegni. Ho...
Leggi tuttoDai Diari – 12 marzo 1935
[…] “Il contrasto tra geist e leben non va inteso nel senso che l’artista è colui che non arriva alla vita, ma colui che va oltre la vita. Infatti, come potrebbe comprendere, veder chiaro, riflettere su ciò che non ha vissuto? Io vorrei dire questo, in ogni modo: che la luminosa vita di Hans e Inge può essere materia all’arte di T.K. solo in quanto egli vive dolorosamente il distacco da essa e la vede attraverso il suo rimpianto.” […]
Leggi tuttoDai Diari – 4 febbraio 1935
“Il mio disordine. È in questo: che ogni cosa per me è una ferita attraverso cui la mia personalità vorrebbe sgorgare per donarsi. Ma donarsi è un atto di vita che implica una realtà effettiva al di là di noi e invece ogni cosa che mi chiama ha realtà soltanto attraverso i miei occhi e, cercando di uscire da me, di risolvere in quella i miei limiti, me la trovo davanti diversa e ostile. “Perché l’altro giorno ho pianto quando Banfi ha parlato dell’Angelico? Anche in me gli schemi si dissolvono e nasce il...
Leggi tutto