Dalle Lettere – [A Tullio Gadenz – Estate 1938]
[…] Lassù nei turbini bianco-azzurri del sogno, col corpo mi si è rinforzata l’anima. Mi erano compagni due spiriti rari e forti: Comici e una ragazza di Padova aristocratica e montanara. Non dimenticherò mai l’ultima giornata passata con lei fra il rifugio Principe e il rifugio Locatelli, sotto le immani pareti Nord delle Cime. Comici arrampicava solo su per la Nord della Piccola, un’ascensione estremamente difficile. Noi sotto, sul ghiaione, nell’ombra fredda, a seguire spasmodicamente con gli occhi quel...
Leggi tuttoDalle Lettere – Alla nonna Nena – Pasturo, 18 luglio 1938
Mia cara cara Nena d’oro, sono qui tutta commossa, guarda, ho quasi il magone: sempre così: ti si chiede un bicchiere d’acqua e tu dai, dai come una fontana, come una sorgente inesauribile. Ed ora la tua infanzia è tutta qui, fra le mie mani e parla alla mia fantasia come un intero romanzo già scritto. Se da una parte ho un po’ di rimorso di farti faticare così, dall’altra son contenta che tu abbia affidato alla penna questi tuoi ricordi che sono preziosi e meravigliosi, per la loro vivezza, per il senso di vastità...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Vittorio Sereni – Pasturo, 20 settembre 1936
Caro Vittorio, il tuo biglietto mi ha fatto tanta pena. Scusa se ti scrivo soltanto oggi, ma c’è stata qui per due giorni la Debenedetti e ho dovuto farle compagnia. Immagino il tuo stato d’animo in questi giorni e non trovo altro che queste parole: cerca di buttarti nella tesi e negli esami più che puoi, sforzati, proprio fisicamente, di costringerti a un lavoro materiale qualunque. E’ l’unico mezzo per far passare questo mese che rimane fino al riaprirsi dell’Università: allora, col ritorno a Milano, con la...
Leggi tuttoDalle Lettere – Al Professor Antonio Banfi – Milano, 25 settembre 1935
Gentilissimo Professore, devo chiederLe infinitamente perdono se soltanto ora mi faccio viva per darLe notizia della mia tesi. La verità è che, strada facendo, sono intervenuti tali e tanti mutamenti nel piano primitivo del mio lavoro, che non so come parlarne per iscritto. D’altra parte, mi sembra ora di essermi messa su una via che mi persuade di più, di aver raggiunto un angolo di visuale veramente mio e di star facendo (incredibile a dirsi) un lavoro non fatto prima da altri. Prima che cominciassi a scrivere, Ella mi aveva...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Vittorio Sereni – Pasturo, 13 agosto 1935
Caro Vittorio, ho ricevuto stamattina una gentile cartolina della tua mamma da Salsomaggiore. Ti penso quindi solo a Bormio. Come ti trovi? Io qui bene, e Flaubert abbastanza in buona salute. Però sono afflitta dalla ingombrante presenza della mia cugina poetessa: fortuna che con il pretesto della tesi posso trincerarmi da mattina a sera nel mio studio. Ne esco solo prima di pranzo per uscire un po’ con il cavallo: ormai ho imparato abbastanza bene e mi diverto molto. A quell’ora i boschi e le montagne sono molto belli. E Bormio...
Leggi tuttoDalle Lettere – Al papà – Pasturo, 1° agosto 1935
Caro papà, grazie degli immortali versi e della cartolina del povero Giacinto innamorato. Io qui sto alquanto trincerata nel mio studio, a cercare di mandar avanti la barca abbastanza “fallosa” di Flauberto. L’equitazione è sospesa da alcuni giorni per ragioni personali, ma l’ultima volta – l’altro ieri – fu una passeggiata deliziosa in cui i destrieri “bagnarono la camicia” a furia di galoppo. […]
Leggi tuttoDalle Lettere – A Remo Cantoni – Pasturo, 19 giugno 1935
[…] Non riesco nemmeno a trarre un senso da tutti questi giorni che abbiamo vissuto insieme: sono qui, in questa pausa di solitudine, come un po’ d’acqua ferma per un attimo sopra un masso sporgente in mezzo alla cascata, che aspetta di precipitare ancora. Vivo come se un torrente mi attraversasse; tutto ha un senso di così immediata fine, e è sogno che sa d’esser sogno, eppure mi strappa con così violente braccia via dalla realtà. […] Sempre così smisuratamente perduta ai margini della vita reale: difficilmente la...
Leggi tuttoDalle Lettere – Ad Antonio Maria Cervi – Milano, 11-15 febbraio 1934
[…] Vedi, Antonello: io prima sapevo che c’è tanto male nel mondo, ma così, “a priori”: non l’avevo mai toccato con le mie mani, veduto negli occhi di quelli che credevo fratelli. Ora, io l’ho veduto. E sono rimasta completamente sola, staccata da tutti, per salvare me e gli altri. Ed ho tanta pietà per tutti. Ma sai, quanto più vedevo nascere il male, tanto più pensavo: “C’è uno al mondo che non è così. Ed io sono stata sua. E al mondo non c’è che lui, puro. E Dio...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Paolo Treves – 26 agosto 1933
[…] in questi giorni mi ha colto un terrore folle dei mesi che verranno: penso ai miei esami noiosi, penso soprattutto alla tesi con l’animo di un’analfabeta che deve scrivere una lettera d’affari. […]
Leggi tuttoDalle Lettere – A Elvira Gandini – Pasturo, 8 agosto 1933
Mia cara cara Elvira, vorrei che tu mi perdonassi il silenzio di tutti questi giorni. Ma ho aspettato di avere le copie delle mie fotografie per potertele mandare. Non sono gran che: ma per completare i ricordi servono anche loro. Come mi sia passato il tempo fino ad oggi, non te lo saprei dire: so che più le giornate di Breil si allontanano, e più mi sembrano al di là di ogni misura, un crepaccio azzurro nella vita uniforme. Ho letto e riletto il libro del Rey, gli ultimi capitoli sono meravigliosi. La precipitosa discesa notturna dalla...
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