Dalle Lettere – Alla mamma – Breil, 25 luglio 1933
Cara Mamma, finalmente trovo un momento per scriverti con calma. È mattina: una bellissima mattina di sole, con delle nuvole leggere e bianche a mezza costa dei ghiacciai. Io ho portato fuori dalla tenda uno sgabellino e sono qui che ti scrivo seduta sull’erba. L’Elvira è andata a fare una passeggiata breve e tornerà prima di mezzogiorno: io ho preferito restare qui a lavarmi un po’ bene e a prendere un po’ di sole sul prato, per mettermi a posto le ossa dopo la gita di ieri. Non mi sono stancata; però era...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Tullio Gadenz – Milano, 29 gennaio 1933
[…] Perché non per astratto ragionamento, ma per un’esperienza che brucia attraverso tutta la mia vita, per una adesione innata, irrevocabile, del più profondo essere, io credo, Tullio, alla poesia. E vivo della poesia come le vene vivono del sangue. Io so che cosa vuol dire raccogliere negli occhi tutta l’anima e bere con quelli l’anima delle cose e le povere cose, torturate nel loro gigantesco silenzio, sentire mute sorelle al nostro dolore. Perché per me Dio è e non può essere altro che un Infinito, il quale, per...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Tullio Gadenz – Milano, 18 gennaio 1933
[…] Per ritrovare un po’ d’aria pura, bisogna che rilegga la sua lettera, così nitida e cristallina, come i ghiaccioli ai suoi vetri. Però, di sapere la mia piccola croce così in alto sopra i soldati morti quasi mi sgomenta: tanto avvezza sono, ormai, a sostare ai cancelli, così della vita come della morte, ed a sentirmi un po’ come quei giunchi delle rive che guardano le acque passare e tremano, sempre infitti nella stessa bassura. […]
Leggi tuttoDalle Lettere – A Tullio Gadenz – Milano, 11 gennaio 1933
[…] Perchè la poesia […] ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare. La poesia è una catarsi del dolore, come l’immensità della morte è una catarsi della vita. Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l’anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Lucia Bozzi – S. Martino di Castrozza, 9 gennaio 1933
[…] Domani partiremo: e quali siano stati gli effetti di tutta questa bianchezza non te lo so dire: so che ritorno col cuore che straripa di poesia e tanto più mi tormento perché non so più buttar fuori una riga. Ho dentro come un nodo di cristallo che non si scioglie. E poi ho fatto una ‘scoperta’ che interesserà anche te […]
Leggi tuttoDalle Lettere – A Elvira Gandini – Milano, 5 novembre 1931
[…] Elvira cara, io penso a te lontana, sola, in una terra straniera e penso al dono infinito che la lontananza, la solitudine in una terra straniera hanno recato a me, quest’estate. Fino ad allora, il senso del divino era stato un estetismo, per me: null’altro. Ora il divino è una calma suprema, è una frescura limpidissima che permea di sé tutta la mia vita e mi fa blando il soffrire, trasognato il cammino e chiara e amica la morte. Lascia che come augurio per il tuo amore, per la nostra amicizia, per la fraternità di...
Leggi tuttoDalle Lettere – Al papà – Kingston, 11 agosto 1931
Carissimo papà, mi è rincresciuto molto, ieri sera, di non potervi parlare. Mi hanno chiamato al telefono alle 10 ½, mi hanno fatto aspettare un po’ e poi mi hanno detto gentilmente che la comunicazione era annullata, perché l’ufficio di Introbbio chiude alle 9 – : thank you so much; good night. Immagino che anche a voi sarà rincresciuto molto: pazienza! Io gli auguri alla mamma li ho fatti col cuore e, quanto a me, è bastata per rallegrarmi una garbatissima e lecchesissima voce che diceva: ‘ma s’el rispund...
Leggi tuttoDalle Lettere – A Lucia Bozzi – Repton, 20 luglio 1931
Cietta, sorellina cara, c’è il sole, finalmente, stasera: un bel sole d’oro anche in questo paese di nebbie. E c’è la tua lettera, finalmente: la tua lettera, qui, sul mio tavolo, a parlarmi della vita vera che abbiamo vissuto e che vivremo insieme… Mai come ora, ripensandoci, ho sentito come questo inverno, trascorso per me così, apparentemente ozioso, apparentemente vuoto, sia stato invece intimamente ricco di pensieri nuovi e di esperienze vitali. […]
Leggi tuttoDalle Lettere – Ad Antonio Maria Cervi – Milano, 26 aprile 1930
Antonello, perdona, ti prego, il mio lungo silenzio. Forse ti ho fatto soffrire: ci pensavo tanto, sai, in questi giorni, e questo aumentava il mio tormento. Ciò che ho sofferto e vissuto non ti posso dire: cose che sulla carta si dissolvono e inaridiscono sulle labbra. Cose che si sentono solamente. Ora sono calma, sicura, buona. Sì, Antonello: forse è orgoglio troppo grande il dirlo, ma mi sembra di essere veramente buona, ora. Sono ciò che devo essere. […]
Leggi tuttoDalle Lettere – Ad Antonio Maria Cervi – Milano, 13 aprile 1930
Antonello, perdonami, ti prego, se ho taciuto a lungo. Neppure il 9 aprile ti ho fatto giungere la mia parola: ma stavo tanto male. Giorni di tormento atroce: spasimo morale che si faceva esasperazione fisica. Ora, al di fuori, una calma estenuata, ma dentro, finalmente, un po’ di luce. Per lunghe, crudeli ore, il dubbio e l’ansia mi hanno tenuta avvolta, implacabili, inevitabili, come fumo che uscisse da ogni fessura della terra. Allora, sulla mia anima frantumata, nel mio corpo dolorante, a raffiche roventi, l’urlo...
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