Il volto nuovo

Che un giorno io avessi
un riso
di primavera – è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch’io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.

Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morì.

Mi trovò l’alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.

Mi vollero donare
un volto nuovo.

Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia più vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta –

così oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.

20 agosto 1933

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Su gentile concessione del periodico trimestrale “Il Grinzone” (anno XXV, n. 94 – Marzo 2026), riportiamo il commento di Suor Onorina Dino a questa poesia

IL VOLTO NUOVO

Prima  di  addentrarmi,  e  quindi  farvi  entrare,  in  questa poesia vorrei fare un po’ di storia di quello che comunemente   si  dice  Quaderno delle poesie manoscritte di Antonia.  In realtà quello che chiamiamo  Quaderno  è un volume formato da tre quaderni, di quelli che ancora molti ricordano: con la copertina nera lucida e i bordi delle pagine rossi. Questi tre quaderni  furono  rilegati  assieme  dal padre di Antonia dopo la morte della figlia e ognuno di essi reca inserito un indice dattiloscritto delle poesie che contiene. Il confronto tra le poesie elencate e quelle realmente presenti nei singoli quaderni ci fa capire il lavoro di “purificazione”,  se così si può chiamare, che R. Pozzi intese fare, eliminando dei testi o cancellandone delle parti.

Il volto nuovo è una delle  poesie  manipolate, o meglio fatte sparire o quasi, con un sistema di taglia e incolla. Chi possiede il volume Parole (ed. Ancora 2015) può seguire queste mie indicazioni sulle pagine 234, 235, 236, 237, per capire meglio ciò che scrivo.

Il volto nuovo, regolarmente elencata nell’indice dattiloscritto posto all’inizio del secondo quaderno, iniziava sotto gli ultimi cinque versi della poesia Mano ignota, che si  trovano nella parte superiore della pagina 59; dietro  di essi si possono  leggere  in trasparenza  i versi 13‐18 de Il volto nuovo, incollati, mentre il resto del foglio 59‐60 è stato tagliato e la parte rimanente  è stata incollata su una pagina di quaderno anch’essa a righe, che viene così a costituire la pag. 59 e la pag. 60 sul verso; qui però il numero 60 non è scritto, evidentemente  dimenticato dopo l’incollatura del foglio.  In questo modo è andato perso tutto il resto de Il volto nuovo.

Com’è stato possibile ricuperare la poesia? Dalle copie manoscritte regalate da Antonia all’amica Lucia Bozzi (poi suor Marcellina) e da questa custodite e poi donate all’Archivio Pozzi. Con la lettura in trasparenza, invece, è stata verificata la corrispondenza tra i versi incollati dietro Mano ignota e il foglio manoscritto. Infine è stato necessario un confronto tra i due testi della poesia, scritti su fogli di notes, entrambi autografi di Antonia ma con una finale differente, che ci ha condotto al testo pubblicato.

Questa poesia si colloca nel periodo più tempestoso della vita di Antonia, quello nel quale il padre la convinse, o meglio costrinse, a interrompere la relazione con A.M. Cervi, il suo Antonello.

Qui Antonia ricorda all’amato il tempo della gioia, ormai spezzato, finito, il tempo del sorriso che illuminava e riscaldava  il proprio volto e si rifletteva  nella gioia del volto di lui. Ora quel riso è scomparso, come la gioia dal volto di Antonello; rimane soltanto il buio della notte, il terrore  della bufera. Persino  le cose sono immerse in uno stupore doloroso nel vedere in mezzo a loro ‐ cosa tra cose ‐ il volto di lei «freddato», fatto morire, e sostituito con un «volto nuovo», nel quale lei non si riconosce, né vuole riconoscersi. Quel volto è una maschera, ma una maschera  che non ha nome, cosa anonima  tra le tante cose che hanno un nome. Nessuno perciò può riconoscerla: ha perso le sembianze della «cara Madonna» che accendevano luci di gioia sul volto dell’amato e sguardi d’affetto negli  occhi  dei  suoi  cari.  È  una donna «perduta» per tutti, persino per se stessa. E se pensiamo alla poesia Cervino, che nel quaderno segue Il volto nuovo con la medesima data del 20 agosto, cogliamo subito la  sua continuità morale con essa.

Chi è infatti il «Cervino – /volontà dilaniata,//estasi dura ‐/ vittoria / oltre l’informe strazio‐/eroe sacro» se non Antonia, che sta vivendo nel proprio cuore il turbine  della  sua  tempesta  interiore  e  la  sua «volontà» di ribellarsi a quel volto nuovo che le è stato imposto?

Suor Onorina Dino

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