...e di cantare non può più finire...
ANTONIA POZZI
.Biografia

ANTONIA POZZI (Milano 1912-1938)

Quando Antonia Pozzi nasce è martedì 13 febbraio 1912: bionda, minuta, delicatissima, tanto da rischiare di non farcela a durare sulla scena del mondo; ma la vita ha le sue rivincite e …


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Bibliografia

La bibliografia che segue è frutto di un lavoro collettivo: all’iniziale elenco, esito della ricerca di Tiziana Altea, si sono infatti aggiunte nuove voci, grazie al contributo di studiose e studiosi, estimatrici ed estimatori dell’opera pozziana. A loro esprimiamo la nostra più piena gratitudine. A questa sezione vanno integrati anche i riferimenti raccolti nelle pagine dedicate al Centro Internazionale Insubrico.

(Scrivici>>> per segnalare un aggiornamento bibliografico, grazie)


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Punto di svolta della lirica pozziana è Un destino

“Punto di svolta” della lirica pozziana è Un destino

Alla puntata d’esordio della trasmissione “Punto di svolta”, su Radio Itineraria lo scorso 3 febbraio, la conduttrice Aglaia Zannetti ha portato Antonia Pozzi.

Aglaia Zannetti è un’attrice teatrale. Risale al 2013 il suo primo spettacolo sulla poetessa, intitolato “Vorrei che la mia anima ti fosse leggera”, come riportato anche su questo sito. La particolarità di questa sua trasmissione radiofonica, in onda ogni mercoledì alle ore 16, è che si dedica alla “bellezza della poesia tutta al femminile”. Di ogni autrice andando a ricercare la “poesia della svolta”, cioè quella, spiega Zannetti,  “che io ho identificato come poesia spartiacque, una poesia che porta a un cambiamento sia della produzione poetica sia dal punto di vista esistenziale”.

Zannetti legge liriche pozziane, partendo da Canto della mia nudità e passando per Preghiera alla poesia, Via dei Cinquecento, Il cane sordo, Lieve offerta. Cita il docu-film sulla poetessa, diretto da Marina Spada, “Poesia che mi guardi”. Legge passi di lettere. Racconta la vita di Antonia, gli amori,  a partire da quello per Antonio Maria Cervi, suo professore di latino e greco al liceo Manzoni di Milano, la città in cui è nata il 13 febbraio 1912 e in cui vive. Racconta dell’amore di Antonia per la natura, in particolare per la montagna, e per gli animali. Attraverso la lettura dei Diari pozziani, Zannetti riferisce del rapporto complesso della poetessa con il professore Antonio Banfi (con cui si laurea in estetica all’Università Statale nel 1935) e il circolo dei banfiani, tra cui Vittori Sereni, Remo Cantoni, Dino Formaggio, Enzo Paci. Racconta della passione di Antonia Pozzi per la fotografia, con cui ritrae soprattutto periferie e campagne, le persone più umili, i bisognosi – verso cui ha un’attenzione concreta, vedi il volontariato prestato presso le famiglie povere della ‘Casa degli sfrattati’ di via dei Cinquecento –. Racconta dell’amore di Antonia per le “mamme montagne” e Pasturo, il paesino sotto la Grigna dove ha voluto essere sepolta e che dal 2012 le rende omaggio con un percorso poetico a tappe nelle vie del borgo.

Racconta della scelta di Antonia porre fine alla sua vita, a soli 26 anni. Il 3 dicembre 1938, dopo una breve agonia. Dopo i barbiturici presi il giorno prima sui prati dell’Abbazia di Chiaravalle, un luogo molto amato e che probabilmente resta, nel suo cuore, incendiato dei papaveri rossi ‘attraversati’ nei giri in bicicletta con il suo ultimo, sperato e unilaterale, amore: Dino Formaggio.

Ospite della puntata di “Punto di svolta” è Graziella Bernabò, biografa di Antonia Pozzi, oltre che curatrice, insieme a suor Onorina Dino, di diversi importanti libri sull’opera pozziana.

“Proprio per questo fuoco che aveva dentro di sé, Antonia era molto diversa, molto lontana dall’immagine convenzionale che il padre, Roberto Pozzi, manipolando i suoi scritti [le liriche pozziane sono state tutte pubblicate postume; la prima raccolta di Parole, in edizione privata, è uscita nel 1939, a cura appunto del padre – ndr], aveva voluto trasmettere al pubblico in base alla sua mentalità di uomo dell’800 e ai canoni perbenistici di una certa borghesia italiana di epoca fascista – spiega Bernabò -. In realtà, Antonia, a mio parere, appare da ogni parola come una figura in netto anticipo sui tempi, cioè come una giovane donna appassionata e interiormente libera. Perciò molto attuale.

In un’epoca come quella fascista, nella quale dominava l’idea che la donna dovesse essere succube dell’uomo – nel suo caso il padre –,  Antonia fece tutto il possibile per difendere il proprio diritto alla vita e all’amore al di fuori degli schemi familiari e sociali che le venivano imposti”.

L’amore è un’energia fondamentale per Antonia Pozzi, “era un trasporto insieme spirituale e fisico, anche indipendentemente da una sua concreta realizzazione – sottolinea la biografa –. Nelle sue liriche d’amore è sempre presente una forte tensione dell’anima che però non esclude la passione, il desiderio. Più in generale, Antonia Pozzi era generosamente aperta alla complessità della vita e del mondo, di cui sapeva cogliere tanto la bellezza e la gioia quanto il dolore”.

Se le emozioni più luminose si legano alla natura, all’amicizia, all’ispirazione poetica, quelle contrapposte segnano l’incomprensione, il senso di abbandono, “la solitudine, la perdita di un senso della vita”. E la percuote “il dolore dell’umanità ferita o annientata dalla violenza della storia”.

Bernabò è nitida nel chiarire che “tutto questo Antonia Pozzi lo esprimeva meravigliosamente nella sua poesia e nella sua fotografia, in cui sapeva fondere, in un modo molto originale, il piccolo con il grande, la concretezza e a volte la semplicità del punto di partenza con un respiro più ampio, spesso perfino cosmico”.

Ma qual è, per Zannetti, la poesia della svolta di Antonia Pozzi? È Un destino.

Intervistata dalla conduttrice, Bernabò inquadra questa lirica così: “Antonia Pozzi scrive Un destino il 13 febbraio 1935, emblematicamente nel giorno del suo compleanno. Nel periodo della esplicita sottovalutazione della sua poesia da parte di Banfi e degli amici banfiani. Come si ricava dai Diari, Antonia ne soffre moltissimo. Inizialmente sembra accettare questo giudizio, che purtroppo riguarda tanto i suoi versi quanto la sua personalità, cioè proprio quell’ardente apertura al mondo e alla vita che oggi ci affascina ma che nel suo contesto culturale, fortemente razionalista, le veniva fatto apparire come un limite emotivo, come una forma di disordine da superare per il suo bene. Antonia entra in crisi ma poi in vari modi reagisce. Con la poesia Un destino prende atto, con evidente sofferenza, della propria lontananza dalla vita più immediata e semplice degli altri; nello stesso tempo, però, Antonia si mostra consapevole della propria capacità privilegiata, in quanto poeta, di aderire alla sostanza più profonda non solo della propria esistenza ma anche di infinite altre vite e, su questa base, accetta il suo destino di solitudine e di poesia”.

Una consapevolezza che si autodetermina e che trova una nuova testimonianza ad esempio nella pagina di diario del 17 ottobre 1935 che Bernabò prima cita: “Impara a vivere sola – dentro di te. Costruisciti. Qui, o si muore o si comincia una tremenda vita. Io sono una donna, ma devo essere più forte del povero Manzi [un altro amico banfiano] che si è ammazzato per una ragione uguale alla mia. – Orgoglio, aiutami –. Bisogna nascere una seconda volta”. E poi commenta sottolineando “l’idea interessantissima” di Antonia di “rimettersi al mondo in quanto donna e partendo da sé”.

“Sul piano della creazione letteraria – prosegue – nel 1935 Antonia Pozzi non solo continua coraggiosamente a far poesia nonostante la negazione esterna, ma lo fa utilizzando un nuovo tipo di linguaggio, più scarno e concentrato, e nello stesso tempo sempre caldo, sempre fedele al suo straordinario mondo di donna e poeta”.

Un mondo che non può prescindere dal legame con il corpo. “La poesia di Antonia Pozzi è molto raffinata sul piano stilistico, come notò Eugenio Montale già nel 1945 – evidenzia Bernabò -, però i suoi versi sono anche estremamente materici, sensoriali, roventi di vita. Quindi assolutamente inediti per l’epoca. Infatti, alla fine degli anni Trenta dominavano sia la poesia metafisica e rarefatta dell’ermetismo di area fiorentina sia quella disciplinata, composta poesia degli oggetti tipica degli autori di area lombarda, in particolare dell’amico di Antonia, Vittorio Sereni.

Quella di Antonia, invece, è una poesia che non rinuncia a un caldo radicamento nell’esperienza. Esperienza, ad esempio, della natura, dell’amore, negli ultimi anni anche dell’angoscia per le grandi piaghe del mondo popolare, la miseria e la guerra. Nei versi di Antonia Pozzi la natura, specialmente quella di Pasturo, appare come un mitico mondo di montagne madri. In questo c’è qualcosa di solenne, di sacrale, ma c’è anche una forte concretezza dovuta al suo legame dell’anima e del corpo con quei luoghi. Antonia riesce a farci sentire fisicamente le zolle, l’erba, le gemme e i fiori e insieme il mistero di quel mondo. Esemplare, in questo senso, è Radici”.

Ringraziamo Graziella Bernabò per queste sue splendide parole. Ringraziamo Aglaia Zannetti per il suo impegno e l’importante idea di dare spazio e voce alla poesia femminile e diamo il benvenuto a questa trasmissione di Radio Itineraria, a cui auguriamo tanto successo. Segnaliamo che oltre al podcast su Antonia Pozzi, sono già disponibili anche quelli delle due puntate successive su Wislawa Szymborska e Emily Dickinson.

Ricordiamo – come già fatto da Zannetti – che l’Archivio Pozzi, creato e portato avanti con cura da suor Onorina Dino, è conservato al Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli studi dell’Insubria, di cui anche questo sito è entrato a fare parte. Vedi qui >>>

Tiziana Altea


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Poesia, il compito sublime

“Perchè la poesia […] ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare. La poesia è una catarsi del dolore, come l’immensità della morte è una catarsi della vita. Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l’anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime e sa dire quello che a noi grida, imprigionato, nel cuore. Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto e sente, attraverso il suo cielo, salire l’estremo pallore, per chi ancora beve, con occhi allucinati, l’incanto delle cose, ma non sa, non può (perché è troppo tardi – perché non c’è più forza – perché tutto è stato bruciato, fino all’ultima stilla) tradurlo più in parole, ah, Tullio,è come rivivere trovare un’anima giovane che sprigiona il nostro stesso canto inespresso”.

Antonia Pozzi, lettera a Tullio Gadenz – Milano, 11 gennaio 1933

 

 

 


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Accendersi di sole

Il 2020 è stato un anno duro, drammatico, sconvolgente. Non passerà, in noi, ma può trasformarsi in nuova coscienza e responsabilità, in energia vitale e solidale, nell’offerta del meglio di sè che crea ponti e non muri, per accendersi di sole, fiducia e speranza.

Buon Natale e Buon Anno Nuovo a tutte e tutti.

***

Lieve offerta

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia –

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre –
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago –
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda –

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco –
sulle oscure voragini
della terra.

Antonia Pozzi, 5 dicembre 1934


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Ciao Antonia

Il 3 dicembre 1938 Antonia Pozzi se ne andava. La ricordiamo con la “Bontà inesausta” di una sua poesia.

 

Chi ti dice
bontà
della mia montagna? –
così bianca
sui boschi già biondi
d’autunno –

e qui nebbie leggere alitano
in cui sospesa
è la luce dei ragnateli –
della rugiada
sulle foglie morte –

mentre il terriccio accoglie
petali stanchi di ciclamini
e crochi, velati
di uno stesso pallore
roseo –

tu sana, venata di sole,
porti sul grembo
il cielo tutto azzurro –
chiami voli d’uccelli
alle tue mani
colme di vento –

Bontà
a cui beve il suo canto
il cuore
e di cantare non può più finire –
perché sei la sorgente che rifà
il sorso bevuto
ed il suo fondo
non si tocca mai.

Pasturo, 1° ottobre 1933


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Premio Internazionale di Letteratura dedicato ad Antonia Pozzi – Quinta edizione

Anche quest’anno si rinnova il Premio Internazionale di Letteratura PER TROPPA VITA CHE HO NEL SANGUE”, dedicato alla Poetessa Antonia Pozzi.

Giunto alla sua quinta edizione per l’anno 2021, il concorso, con scadenza 10 gennaio 2021, è aperto ai cittadini italiani e stranieri e si articola in sei sezioni: poesia, silloge, narrativa breve, romanzo, saggistica, videopoesia.

 

Il premio è ideato dalla poetessa Caterina Silvia Fiore, col patrocinio del Comune di Pasturo e del Comune di Roseto degli Abruzzi – che assegnerà il prestigioso riconoscimento della Rosa d’Argento all’autore, o autrice, che si distinguerà per il proprio lavoro in ambito culturale e sociale – e con la sponsorizzazione dell’associazione culturale OCEANO NELL’ANIMA e della casa Editrice EUGRAPHIA EDIZIONI che assegnerà un contratto di edizione gratuito.

 

La giuria sarà composta da giornalisti, saggisti e poeti del panorama letterario nazionale.

 

La cerimonia di premiazione si terrà nel mese di Giugno a Pasturo (LC), “luogo dell’anima” della poetessa Antonia Pozzi.

 

Ulteriori  informazioni si possono chiedere con mail all’indirizzo: antoniapozzipremio@gmail.com

Il bando può essere reperito anche sul sito  www.concorsiletterari.net


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Le montagne

Occupano come immense donne
la sera:
sul petto raccolte le mani di pietra
fissan sbocchi di strade, tacendo
l’infinita speranza di un ritorno.

Mute in grembo maturano figli
all’assente. (Lo chiamaron vele
laggiù – o battaglie. Indi azzurra e rossa
parve loro la terra). Ora a un franare
di passi sulle ghiaie
grandi trasalgon nelle spalle. Il cielo
batte in un sussulto le sue ciglia bianche.

Madri. E s’erigon nella fronte, scostano
dai vasti occhi i rami delle stelle:
se all’orlo estremo dell’attesa
nasca un’aurora

e al brullo ventre fiorisca rosai.

Pasturo, 9 settembre 1937

 

(l’immagine, particolare di una foto scattata dalla poetessa alle Cime di Lavaredo, Dolomiti, nell’agosto 1938, è conservata presso l’Archivio Antonia Pozzi – Università degli Studi dell’Insubria)


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Premiazione IV Edizione del Premio “Per troppa vita che ho nel sangue”

Sabato 9 maggio 2020 avrebbe dovuto svolgersi a Pasturo, in serata, la premiazione della IV Edizione del Premio internazionale di Poesia “Per troppa vita che ho nel sangue” dedicato ad Antonia Pozzi.

La pandemia da coronavirus ha impedito di realizzarla. Ma si è comunque provato a sperimentare una forma di cerimonia on line.

“Purtroppo quest’anno non è stato possibile organizzare a Pasturo la premiazione – afferma in collegamento Guido Agostoni, assessore alla Cultura del Comune della Valsassina tanto amato da Antonia Pozzi -. Ma devo dare atto agli organizzatori, in particolare a Caterina Silvia Fiore, di non aver mollato, e per questo a nome dell’amministrazione comunale ringrazio davvero”.

Ci pare carino, tanto più in questo periodo non facile, riproporvi il video della serata. Clicca qui >>>>>

 

 

 


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Buon compleanno Antonia!

Attacco

Come
chi avanti l’alba
da un rifugio montano esca
nell’ombra fredda – e si metta per l’erta
cullando col passo il penoso
sonno – fin che in cima alle ghiaie
la guida sciolga
dalla spalla la corda ed additi
sulla roccia – l’attacco –

gioia e sgomento
allora – ed il sole che sorge
lo colgono insieme –

così
quando sul tuo
cammino s’apra
una siepe – ed al cuore s’affacci
la strada nuova.

26 settembre 1933

***

Con questa poesia di Antonia Pozzi (pubblicata in “Parole. Tutte le poesie”, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, per i tipi di Àncora) ricordiamo l’anniversario della nascita della poetessa, avvenuta a Milano il 13 febbraio 1912.

Attraverso le sue parole, a chi le sente, l’augurio di rinnovarsi di sole e di strade, nella vita e nel cuore.

 


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Il cielo in me – 3 dicembre

Nel giorno della scomparsa della poetessa, martedì 3 dicembre 2019, dalle ore 9 alle 13, nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo, in via Dunant 7 a Varese, iniziativa del CII dell’Università degli Studi dell’Insubria dal titolo:

“Il cielo in me”: omaggio ad Antonia Pozzi

Interventi di: Stefania Barile, Graziella Bernabò, Onorina Dino, Marina Lazzari, Fabio Minazzi, Gabriele Scaramuzza.

Proiezione del  docu-film, prodotto da Emofilm con Acel Service e Comune di Pasturo,  per la regia Sabrina Bonaiti e Marco Ongania, “Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa. Antonia Pozzi (1912-1938)”.

 

Evento organizzato in collaborazione con Soroptimist International – Club Varese.


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A cuore scalzo – 21 novembre a Milano

Giovedì 21 novembre 2019, alle ore 18:00, alla Sala Ricci del Centro San Fedele (Piazza San Fedele 4) di Milano,  presentazione del libro:

Antonia Pozzi, “A cuore scalzo: poesie scelte (1929-1938)”, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Àncora Editrice.

Sono previsti gli interventi di: Graziella Bernabò, biografa di Antonia Pozzi e curatrice delle sue opere; Onorina Dino, creatrice e già responsabile dell’Archivio Antonia Pozzi e curatrice delle sue opere; Fabio Minazzi, direttore del Centro Internazionale Insubrico “C. Cattaneo” e “G. Preti”, ordinario di Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi dell’Insubria.

Introduce e coordina: Marco Garzonio, presidente della Fondazione Culturale Ambrosianeum.

Letture dalle poesie di Antonia Pozzi: Aglaia Zannetti, attrice.

Locandina >> | Invito >>

Con il patrocinio del CII “C. Cattaneo” e “G. Preti”  e la collaborazione dell’Associazione Culturale Phos

 


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